Sistema carcerario italiano, da Trani parte la mobilitazione Co.s.p.

Sistema carcerario italiano, da Trani parte la mobilitazione Co.s.p.

Mastrulli: «Insufficienza di risorse messe a disposizione dal Governo»

«Da Trani parte la mobilitazione del Co.s.p. nazionale contro il sistema carcerario italiano». Lo ha reso noto il segretario generale nazionale del Coordinamento Sindacale penitenziario (Co.s.p.), Domenico Mastrulli, nel corso di una assemblea svoltasi a Trani. Mastrulli nei prossimi giorni incontrerà le rappresentanze sindacali del Co.sp. nei vari istituti di pena della regione Toscana. Nel corso dell’assemblea tranese è stata denunciata «l’insufficienza delle risorse finanziarie messe a disposizione del governo che non consentono – ha detto Mastrulli – di avviare una politica di adeguamento dei ruoli della polizia penitenziaria rispetto alle criticità che derivano quotidianamente dal sovraffollamento delle carceri italiane. Sull’intero territorio nazionale il personale addetto alla sicurezza negli istituti di pena è di 35mila unità lavorative».

«Il problema – ha aggiunto – è aggravato dal blocco dei concorsi e dalla mancata copertura dei posti che rimangono vacanti a fronte dei circa 2mila lavoratori che per anzianità di servizio o età anagrafica vanno ogni anno in pensione». Secondo il responsabile sindacale Co.s.p., «il riordino del sistema carcerario italiano non può ignorare la cronica carenza di organico che allo stato attuale è pari ad almeno 11mila unità». Mastrulli ha poi fatto riferimento alla situazione generale del comparto ministeriale della giustizia, «un altro settore nel quale all’appello mancano circa 2mila unità». In merito alla situazione in Puglia, Mastrulli si è soffermato sul carcere di Trani nel quale, «in un quadro di totale emergenza i turni sono affidati a solo 7 agenti di polizia penitenziaria a fronte di 320 reclusi». Nel ribadire l’urgente necessità di sollecitare in sede nazionale l’apertura di trattative per il rinnovo del contratto nazionale di categoria fermo da 8 anni, Mastrulli ha evidenziato il susseguirsi di episodi «che mettono a dura prova il lavoro del personale spesso vittima di ripetute aggressioni e pestaggi da parte dei detenuti». Un quadro complessivo «nel quale maturano propositi suicidi messi in atto da agenti di polizia penitenziaria (gli ultimi due nei giorni scorsi a Palermo e a Prato)».