Home Cronaca 12 luglio 2016, ore 11.06: per non dimenticare

12 luglio 2016, ore 11.06: per non dimenticare

Cosa resta e cosa è cambiato ad un mese esatto dalla tragedia

12 luglio 2016, sono le ore 11,06: due treni della Ferrovia Bari Nord in transito sulla tratta che collega le Città di Andria e Corato si scontrano in aperta campagna. La situazione appare subito drammatica e la complessa macchina dei soccorsi si destreggia in un contesto precario e particolarmente difficoltoso. Alla fine saranno 23 i corpi senza vita con oltre 50 persone ferite ed un territorio sconvolto per sempre dalla tragedia, una della tragedie più sanguinose registrate in Italia tra i disastri ferroviari.

Ad un mese di distanza sono diverse le cose che hanno modificato il loro corso: senza ombra di dubbio uno degli aspetti più importanti è quello della consapevolezza che una ferrovia ritenuta più che sicura dalle centinaia di migliaia di passeggeri annuali in transito non lo è. Blocco automatico, blocco telefonico, sono parole entrate prepotentemente nel vocabolario costante di questi trenta giorni. Come anche la certezza delle tante storie di chi su quel treno c’era o di chi lo ha perso o per volontà non preso, di chi c’è e di chi non c’è più. Ogni singola storia è un libro da raccontare, come da raccontare sono le storie dei soccorritori e delle forze dell’ordine, dei medici e degli ospedali, di chi si è prodigato in prima persona e di chi ha assunto il ruolo di curioso, degli opinionisti da tastiera e di chi ha raccontato le vicende da quel luogo e sotto un caldo che sfiorava i 40° in una mattinata di cui rimane il fortissimo suono delle cicale che affollano gli ulivi della campagna tra Andria e Corato.

Resta la compostezza del dolore, la mobilitazione dello stato, le polemiche immancabili dei giorni seguenti, resta anche la voglia di gridare e di raccontare. Restano quei maledetti o benedetti binari, maledetti per il dramma che ha scosso la comunità, benedetti per gli oltre 50 anni di trasferimenti tra la periferia ed il capoluogo. Resta l’errore di cui si occupano le indagini, un errore che come tale si poteva evitare, un errore le cui responsabilità saranno accertate sia per il drammatico incidente che per la supervisione, sia per la non presenza di sistemi di vigilanza, sia per la questione fondi. Un errore che a distanza di un mese è un ricordo ben chiaro negli occhi ed il cui nostro compito sarà fermamente quello di continuare a raccontare anche se, chiusi gli occhi, vorremmo solo che non fosse mai accaduto.

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