Amet: «Riconosciuto a dipendente più di quanto richiesto, nessuna risposta a Trani#ACapo»

Amet: «Riconosciuto a dipendente più di quanto richiesto, nessuna risposta a Trani#ACapo»

Procacci: «Speravamo in un chiarimento, o una smentita, e invece un silenzio assordante»

«Il primo ottobre scorso abbiamo reso pubblica una conciliazione da 280mila euro tra Amet e un suo funzionario, divenuto peraltro dirigente senza un concorso pubblico, ma sempre in virtù della transazione. Conciliazione con cui al dipendente in questione, caso forse unico nella storia della pubblica amministrazione italiana, è stato dato più di quanto ha richiesto: ne voleva 246mila lordi e gliene sono stati dati 110.000 netti, ossia circa 280mila lordi. Abbiamo aspettato pazientemente un mese. Speravamo che il sindaco Bottaro, il presidente o l’amministratore delegato di Amet chiarissero, smentissero, precisassero. E invece il loro silenzio lo interpretiamo come una sonora pernacchia. Come a dire che potete dire ciò che volete, a noi non interessa». Antonio Procacci, portavoce di Trani#ACapo, torna sulla vicenda delle transazioni firmate da Amet e già definite “nebulose”. Il riferimento non era solo a quella col neo dirigente, ma anche a quella di un tecnico con cui Amet ha conciliato nonostante un giudice abbia dato ragione all’azienda.

«Bottaro dice che la politica non si fa in Procura – prosegue Antonio Procacci -. E allora sentiamo, dall’alto della sua esperienza politica, nonché giuridica, cosa dovremmo fare? Quello che fanno solitamente i politici, ossia denunciare solo sui giornali per farsi un po’ di pubblicità? Ma noi, caro Bottaro, non siamo politici. Noi siamo cittadini di Trani e pretendiamo risposte. E visto che non ce le date voi, non ci resta altro da fare che chiedere aiuto ai giudici.

Stiamo preparando un esposto alla Procura della Repubblica e alla Procura della Corte dei Conti – aggiunge il capogruppo di Trani#ACapo, Aldo Procacci – e non solo perché la conciliazione si sarebbe chiusa ad una cifra maggiore rispetto a quella chiesta dal dipendente, ma anche e soprattutto perché tutta questa operazione è stata fatta senza che nessun professionista, anche interno, abbia verificato l’importo richiesto e, peggio ancora, senza aver chiesto un parere ad un professionista qualificato, peraltro più volte richiesto dal Collegio Sindacale.

Anche su questa vicenda purtroppo registriamo il silenzio assordante dei consiglieri di maggioranza – conclude Antonio Procacci -. Ma possibile che di fronte a certe cose nessuno abbia il coraggio di prendere posizione?. Eppure c’è chi si è battuto strenuamente per bloccare le progressioni verticali, urlando che bisogna fare i concorsi, e ha anche detto che avrebbe fatto personalmente il controllo analogo: su questa vicenda, però, stranamente».